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RISARCIMENTO PER ERRORE MEDICO. LA RESPONSABILITA' DEL DENTISTA
venerdì 08 aprile 2016 - 09:20

Il dentista prima di intervenire deve verificare anche l'operato dei precedenti colleghi

 

Il caso: un dentista applica al paziente una protesi.
Lo strumento è privo di difetti, il lavoro è eseguito correttamente, ma sorgono ugualmente vari problemi per via della situazione pregressa del soggetto.
Il paziente lamenta infatti dolori e infezioni e la situazione si aggrava nel tempo.
Per alleviare le sofferenze del paziente la protesi viene infine rimossa, con un intervento costoso.
Il paziente richiede il risarcimento delle spese di rimozione, ma il dentista non intende rifondere alcuna somma, ritenendo di aver correttamente operato.
Il caso approda in Tribunale e in prima istanza il paziente vede respinta la propria domanda.
La Corte d'Appello ribalta la pronuncia in quanto il dentista era tenuto a verificare anche il lavoro eseguito dai precedenti colleghi, prima di posizionare la protesi.

La sentenza: la Corte di Cassazione (sentenza 12871/2015) conferma la decisione di appello, dando ragione quindi al paziente. In definitiva il dentista, prima di applicare la protesi, doveva valutare la congruità degli interventi effettuati sul paziente dall'odontotecnico che era intervenuto in precedenza. E solo dopo scegliere la terapia più idonea per la situazione sottoposta al suo esame.
Di qui la responsabilità e la conseguente condanna.

 

La pronuncia è nel solco di un tendenziale ampliamento dell'area della responsabilità professionale.

 

Giugno 2015

 

N.B. il presente articolo ha uno scopo meramente informativo e orientativo. Non può essere inteso, nemmeno in senso lato, come parere professionale. Nel caso di problematiche occorre sempre rivolgersi al proprio legale di fiducia e far esaminare il caso concreto al fine di ottenere un parere personalizzato e completamente attendibile.

ASSEGNO DIVORZILE. REVOCA DEL CONTRIBUTO
giovedì 07 aprile 2016 - 09:17

Il beneficiario dell'assegno divorzile perde il diritto in caso di stabile convivenza

 

Il caso: in sede di divorzio viene disposto che il marito versi un assegno di mantenimento alla moglie, allo scopo di garantire alla stessa di poter mantenere inalterato il precedente tenore di vita. Fra i due vi è infatti sperequazione reddituale. Successivamente la moglie inizia un rapporto di convivenza, ragion per cui il marito chiede che venga eliminato il suo obbligo.

 

La sentenza: la Corte di Cassazione (sentenza n.6855/2015) dà ragione al marito e stabilisce che il coniuge divorziato che conviva con un'altra persona perde il diritto all'assegno. Il presupposto per ottenere la revoca è che la convivenza presenti "i connotati di stabilità e continuità". In tale evenienza si può parlare, per la Suprema Corte, di "un modello di vita analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio". La convivenza, sotto questo profilo, ha quindi conseguenze identiche a quelle già previste nel caso di nuovo matrimonio contratto dal divorziato beneficiario dell'assegno (perdita del diritto).

 

Va detto che sempre a parere dei Supremi Giudici la perdita del diritto sarebbe definitiva (la successiva cessazione della convivenza non costituirebbe titolo per riottenere l'assegno divorzile).

 

Dicembre 2015

 

N.B. il presente articolo ha uno scopo meramente informativo e orientativo. Non può essere inteso, nemmeno in senso lato, come parere professionale. Nel caso di problematiche occorre sempre rivolgersi al proprio legale di fiducia e far esaminare il caso concreto al fine di ottenere un parere personalizzato e completamente attendibile.

ANNULLAMENTO DEL MATRIMONIO. L'AZIONE E' PERSONALE
mercoledì 06 aprile 2016 - 09:16

Gli eredi non possono domandare l'annullamento del matrimonio

 

Il caso: successivamente alla morte del fratello due persone chiedono l'annullamento del matrimonio che questi aveva contratto anni prima con la domestica.
Argomentano che il congiunto era incapace di intendere e volere e aveva subito forti condizionamenti da parte della donna, in perfetta malafede.
In primo grado e in Appello i giudici respingono il ricorso, per difetto di legittimazione ad agire degli attori.
I giudici evidenziano che l'azione per l'impugnazione del matrimonio non può essere trasmessa agli eredi, salvo che il giudizio sia già pendente alla morte del soggetto di cui si tratta.

 

La sentenza: anche la Cassazione (Sentenza 14794/2014) respinge il ricorso con questa motivazione. "Il coniuge incapace di intendere e di volere è legalmente capace e, quindi, esclusivo titolare del potere di decidere se impugnare il proprio matrimonio a differenza del coniuge interdetto il cui matrimonio può essere impugnato da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo oltre dal tutore e dal pubblico ministero".

 

Gli eredi possono quindi solo proseguire un'azione di annullamento del matrimonio già intrapresa dal de cuius prima del decesso, ma non sostituirsi a lui nell'esercizio del diritto.

 

Giugno 2014

 

N.B. il presente articolo ha uno scopo meramente informativo e orientativo. Non può essere inteso, nemmeno in senso lato, come parere professionale. Nel caso di problematiche occorre sempre rivolgersi al proprio legale di fiducia e far esaminare il caso concreto al fine di ottenere un parere personalizzato e completamente attendibile.

 

RISARCIMENTO DANNI DA SINISTRO STRADALE
martedì 05 aprile 2016 - 09:47

Cintura di sicurezza non allacciata: in caso di sinistro vi è concorso di colpa.

 

Il caso: se a seguito di un incidente stradale una persona riporta dei danni alla propria integrità fisica e non aveva le cinture di sicurezza allacciate, in linea teorica può ugualmente richiedere il risarcimento ma è possibile che l'importo venga ridotto per la sussistenza di un concorso di colpa, qualora si dimostri che la cintura avrebbe potuto ridurre l'entità delle conseguenze patite.

 

La sentenza: con una recentissima sentenza (126/2016) la Cassazione, seguendo altri precedenti conformi, ha confermato che "il mancato uso da parte della vittima della cintura di sicurezza può riflettersi sull'ammontare risarcitorio". In parole povere il risarcimento non viene escluso a priori, ma l'ammontare dello stesso può essere proporzionalmente ridotto per via del concorso di colpa della vittima.

Casi analoghi si verificano nell'ipotesi di investimento del pedone che attraversa al di fuori delle strisce pedonali.

 

Aprile 2016

 

N.B. il presente articolo ha uno scopo meramente informativo e orientativo. Non può essere inteso, nemmeno in senso lato, come parere professionale. Nel caso di problematiche occorre sempre rivolgersi al proprio legale di fiducia e far esaminare il caso concreto al fine di ottenere un parere personalizzato e completamente attendibile.

IL DIVORZIO BREVE E' LEGGE
mercoledì 10 giugno 2015 - 09:36

Dalla separazione al divorzio: tempi ridotti dal Legislatore

 

La legge n.898 del 1970, la prima in Italia sul divorzio, prevedeva che dovessero trascorrere cinque anni dalla separazione per ottenere la pronuncia di divorzio.

Successivamente il legislatore riduceva a tre anni il periodo di separazione necessario per arrivare allo scioglimento del matrimonio (o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso).

Ora con la legge 11.05.2015 n.55 bastano sei mesi in caso di separazione consensuale e dodici mesi in caso di percorso giudiziale (il termine decorre dalla comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del tribunale nella procedura di separazione personale).

Non un divorzio immediato, quindi, ma tempi comunque ridotti per conciliare due interessi fra loro divergenti (ed entrambi meritevoli di tutela): da un lato la possibilità per i coniugi di rivedere la loro scelta (c.d. ripensamento e conseguente riconciliazione), dall'altro lato la necessità di definire rapidamente una situazione che si presenta, il più delle volte, irreversibile.

 

Giugno 2015

 

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AFFIDAMENTO DEI FIGLI E POTESTA' GENITORIALE
mercoledì 03 giugno 2015 - 09:34

Conflitto insanabile tra genitori separati: per le cure del figlio malato decide un terzo.

 

Il caso: vi è aspro conflitto fra due coniugi. La moglie chiede la separazione giudiziale e l'affidamento esclusivo dei figli, con specifica richiesta di attribuzione a sé della facoltà di scelta in ordine alle decisioni di maggiore rilevanza (scolastiche, mediche e terapeutiche) riguardanti i figli.
Il marito chiede l'affidamento condiviso dei figli, con attribuzione a sé, in caso di mancato accordo fra i genitori, delle decisioni rilevanti in materia sanitaria.
Uno dei due figli della coppia è peraltro malato e viene quindi disposta anche l'audizione dei medici che lo seguono in centri specializzati.

La sentenza: il Tribunale (Reggio Emilia - sentenza dell'11/6/2015) decide per il figlio malato l'affidamento condiviso ad entrambi i genitori, ma attribuisce "le decisioni di maggior rilievo involgenti il percorso riabilitativo e di sostegno predisposto al Centro di Neuropsichiatria infantile". La ragione fondamentale di tale decisione risiede per i Giudici nel conflitto dei coniugi, aspro e insanabile.

I diritti inerenti i figli sono di natura indisponibile, per cui il Tribunale, nel loro interesse, può andare oltre le richieste stesse delle parti, e arrivare (come nella fattispecie) a disattenderle entrambe.

 

Giugno 2015

 

N.B. il presente articolo ha uno scopo meramente informativo e orientativo. Non può essere inteso, nemmeno in senso lato, come parere professionale. Nel caso di problematiche occorre sempre rivolgersi al proprio legale di fiducia e far esaminare il caso concreto al fine di ottenere un parere personalizzato e completamente attendibile.

RISARCIMENTO DANNI DA ERRORE MEDICO. RESPONSABILITA' A.S.L.
giovedì 05 marzo 2015 - 09:38

Errore del medico di base: anche l'Asl è responsabile.

 

Il caso: un paziente non si sente bene, chiama il medico di base e questi effettua la visita con estremo ritardo e prescrive cure del tutto inadeguate.
Le conseguenze per il malato sono molto gravi (ischemia e danni irreparabili) e l'Asl viene condannata dalle Corti di Merito al risarcimento dei danni. La causa approda quindi in Cassazione.

 

La sentenza: la Corte di Cassazione (pronuncia n.6243/2015) stabilisce che "L'Asl è responsabile civilmente, ai sensi dell'art. 1228 del Codice Civile, del fatto illecito che il medico, con essa convenzionato per l'assistenza medico-generica, abbia commesso in esecuzione della prestazione curativa, ove resa nei limiti in cui la stessa è assicurata e garantita dal S.S.N. in base ai livelli stabiliti secondo la legge". La Suprema Corte ha quindi ritenuto che sussista un'obbligazione dell'Asl a fornire ai cittadini la prestazione sanitaria (entro i limiti previsti dal S.S.N.).

In precedenza il solo a rispondere per gli errori commessi era il medico di base, come libero professionista, senza vincoli di dipendenza con l'Asl.
Asl e medico di base, alla luce di questa pronunzia, sarebbero quindi entrambi responsabili, in solido, per eventuali errori.

 

Marzo 2015

 

N.B. il presente articolo ha uno scopo meramente informativo e orientativo. Non può essere inteso, nemmeno in senso lato, come parere professionale. Nel caso di problematiche occorre sempre rivolgersi al proprio legale di fiducia e far esaminare il caso concreto al fine di ottenere un parere personalizzato e completamente attendibile.

RISARCIMENTO DANNI PER ILLECITO ENDO-FAMILIARE. RESPONSABILITA' DEL GENITORE VERSO IL FIGLIO
giovedì 05 febbraio 2015 - 09:39

Fare il genitore è un dovere. Pena, il risarcimento dei danni

 

Il caso: la figlia naturale cita in giudizio il padre chiedendo di essere risarcita per i danni derivanti da omesso mantenimento, assistenza e istruzione, ritenendolo responsabile di non avere adempiuto ai doveri genitoriali. L'uomo, fra le altre cose, viene condannato dalle Corti di Merito al pagamento di euro 50.000 a titolo di risarcimento e ricorre quindi in Cassazione.

 

La sentenza: la Corte di Cassazione (pronuncia n.3079/2015) respinge il ricorso del padre.
Per quanto qui rileva, la Corte conferma la condanna al risarcimento in favore della figlia, sulla base di queste argomentazioni. "Il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di una figlia integra da un lato, la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, e determina, dall'altro, un' immancabile ferita di quei diritti nascenti dal rapporto di filiazione, che trovano nella carta costituzionale (in particolare articoli 2 e 30), e nelle norme di natura internazionale recepite nel nostro ordinamento un elevato grado di riconoscimento e di tutela."

Di qui la conferma del risarcimento del danno, in senso lato, morale. Questa fattispecie, di recente introduzione giurisprudenziale, va sotto il nome di illecito endo-familiare.

 

Febbraio 2015

 

N.B. il presente articolo ha uno scopo meramente informativo e orientativo. Non può essere inteso, nemmeno in senso lato, come parere professionale. Nel caso di problematiche occorre sempre rivolgersi al proprio legale di fiducia e far esaminare il caso concreto al fine di ottenere un parere personalizzato e completamente attendibile.

DIRITTI DEI CONVIVENTI. NESSUN RISARCIMENTO ALLA FINE DELLA RELAZIONE
venerdì 03 gennaio 2014 - 09:40

Fine della convivenza. Nessun diritto alla restituzione di somme versate nel corso della stessa

 

Il caso: due persone convivono per cinque anni e da questa relazione nasce anche un figlio.
Finita la convivenza l'uomo sollecita alla compagna la restituzione di una somma consistente (60.000 euro).
Sostiene di averla versata nel corso del tempo sul conto corrente intestato alla donna, con la sola finalità di farle amministrare i risparmi nella maniera più proficua.
Lei argomenta di avere rinunciato al proprio lavoro, molto remunerativo, per seguire il compagno all'estero. La somma ricevuta dal convivente avrebbe quindi rappresentato una sorta di compensazione per il mancato guadagno.
Tribunale e Corte d'Appello danno ragione all'uomo, ma non la Cassazione.

 

La sentenza: La Corte (sentenza 22/1/2014 n.12779) ritiene che "eventuali contribuzioni di un convivente all'altro vanno intese come adempimenti che la coscienza sociale ritiene doverosi nell'ambito di un consolidato rapporto affettivo. I doveri morali e sociali che trovano la loro fonte nella formazione sociale costituita dalla convivenza more uxorio refluiscono, secondo un orientamento di questa Corte ormai consolidato, sui rapporti di natura patrimoniale, nel senso di escludere il diritto del convivente di ripetere le eventuali attribuzioni patrimoniali effettuate nel corso o in relazione alla convivenza".

 

In sostanza se un convivente contribuisce a favore dell'altro adempie semplicemente al proprio dovere di assistenza morale e materiale, nell'ambito del rapporto affettivo che si è venuto a creare con la convivenza more uxorio..
E non ha alcun diritto ad alcuna restituzione nel momento in cui la convivenza abbia a cessare.
La pronuncia è nel solco di altri precedenti in materia di così dette obbligazioni naturali.

 

Gennaio 2014

 

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